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Categoria: I migliori libri per ragazzi
Autore: Selznick Brian
Editore: Mondadori
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Recensione

Proprio di straordinaria invenzione, si tratta, quando ci si riferisce all'opera letteraria
-una graphic novel- di Brian Selznick La straordinaria invenzione di Hugo Cabret (Mondadori). Frutto prodigioso del suo talento di illustratore e scrittore che il regista Martin Scorsese ha trasformato in un film candidato a ben 11 Premi Oscar. Venerdì 3 febbraio, giorno annunciato in tutta la penisola da algide giornate, il film scalderà il cuore di tanti cinefili italiani, sorpresi, davanti al grande schermo, da un grande regista che ha abbandonato i mafia-movies ed ora entra in scena con una proposta in 3D e con uno stile tutto nuovo, godibile per tutta la famiglia. Anche l'opera letteraria si presta ad essere letta e guardata da un pubblico più vasto, non solamente quello giovanile al quale inizialmente era stata rivolta fin dalla sua uscita nel 2007. La trama conduce il lettore nella Parigi degli anni Trenta del secolo scorso; lo accompagna per mano attraverso i paesaggi umani della vita nella opulenta capitale europea dove tutto acquistava il dono superbo del "possibile". Proprio con questa visione, l'autore ha proposto uno straordinario racconto che intreccia la vita di un orfano -Hugo Cabret- al quale il padre ha lasciato un mistero da svelare (un automa da far funzionare), con la vita di un artefice della magica arte cinematografica, che nel libro veste i panni di un giocattolaio. Si tratta, come ha sostenuto qualche critico, di un omaggio al regista e illusionista Maries Georges Jean Méliès (Parigi 1861-1938) e al suo celebre prodotto Le voyage dans la Lune del 1902, al quale Selznick si è ispirato. La graphic novel offre più livelli di lettura; l'occhio passa dalle immagini iniziali in carboncino al testo scritto, alternando le illustrazioni alla narrativa, con un equilibrio che sembra evocare, appunto, un film muto. La proposta in 3D da parte del regista non sembra scalfire minimamente l'unità narrativa del romanzo, anzi, a voler ben vedere, tale contrapposizione suscita più di una riflessione sulla capacità di vedere, ri-vedere e vedere oltre. Un ultimo pensiero ai giovani protagonisti, Hugo e Isabelle, la bambina che lo aiuta a far funzionare l'automa. Di loro si è detto poco, quasi nulla, volutamente. L'intenzione non è di lasciare al lettore tutta la suspance; piuttosto di abbandonarlo (volutamente!) ad osservare gli spazi bianchi attorno agli oggetti rappresentati nelle illustrazioni, per comprendere le loro dimensioni reali e il loro armonioso rapporto. Esercizio non facile per chi non è allenato ad osservare! Hugo e Isabelle insegnano ad osservare la realtà e a mettere assieme le immagini che governano la più armoniosa delle composizioni: l'intesa tra due persone. Ai lettori e ai cinefili, agli scrittori e agli illustratori, a chi sa vedere gli spazi bianchi e a chi, da ora, si mette a cercarli.

Adolfina De Marco